Idrosoadenite suppurativa (HS): un approccio integrato

Idrosadenite suppurativa (HS): un approccio integrato
di dottor  Luca Speciani

Un quadro a tinte fosche l'idrosadenite suppurativa (Hs hidradenitis suppurativa) è una patologia complessa, multifattoriale, che coinvolge pesantemente l'asse ormonale sessuale, con una forte componente autoimmune.
La patologia prevede un'alterazione delle ghiandole apocrine: quelle solitamente deputate alla produzione di secrezioni riguardanti la vita sessuale, come odori, sostanze attrattive, fluidi lubrificanti, quindi localizzate in zona inguinale, perianale, ascellare o in prossimità delle mammelle. L'alterazione ghiandolare, di origine autoimmune, provoca una chiusura patologica della naturale via di uscita del secreto, con accumulo del secreto stesso all'interno della ghiandola, comparsa del bubbone visibile sulla pelle, e possibile evoluzione infettiva dello stesso che può poi richiedere in emergenza trattamento antibiotico o apertura chirurgica.
La chiusura del foro naturale di uscita del secreto ghiandolare, e il conseguente accumulo localizzato, comportano un dolore molto intenso, una interruzione delle relazioni sessuali e talvolta anche sociali e in sintesi una grave riduzione della qualità della vita. Se a questo si aggiunge il frequente non riconoscimento diagnostico del problema, con tentativi incongrui di "scarico" manuale dei bubboni che generano infezioni e ulteriori peggioramenti sintomatici, il quadro è quasi completo. Per completarlo è necessario citare anche la quantità di trattamenti farmacologici spesso inutili e frequentemente dannosi a cui i pazienti vengono sottoposti: dai cortisonici all'isotretinoina (dai pesanti effetti collaterali), dalle sequele di antibiotici ad ampio spettro (che distruggono completamente il microbiota intestinale del paziente) fino a trattamenti ormonali di ogni tipo, che sconvolgono il già fragile equilibrio del paziente.
Da un quadro del genere risulta chiara la necessità di un approccio integrato che superi le inefficienze fino ad oggi rilevate.

Cos'è una malattia autoimmune
Quando si ha a che fare con una malattia autoimmune (ovvero con una patologia in cui anticorpi autoprodotti vanno a danneggiare strutture interne) la medicina classica si ferma impotente con parole come "eziologia sconosciuta", "non è possibile guarigione" o ancora "dovrà prendere questi farmaci per tutta la vita". Talvolta a livello scientifico vengono anche ben definiti i meccanismi patogeni, gli anticorpi responsabili, i fattori di rischio. Ma sulle cause resta, per definizione, il buio più completo. Invece un po' di luce si potrebbe fare, se solo non si seguissero gli interessati diktat di alcuni operatori del settore è una certa - ahimè diffusa - pigrizia mentale. Finché non si cercheranno vie nuove di interpretazione del significato di una risposta autoimmune (spesso un tentativo di maldestra autodifesa da parte dell'organismo) rimarremo fermi al palo.
Quando il sistema immunitario è disturbato da fattori esterni o interni per un lungo periodo, le risposte del sistema stesso possono diventare incongrue, e - pur inizialmente strutturate a scopo difensivo - possono via via generare danni anche gravi. Una reiterata soppressione di un tentativo del corpo di eliminare allergeni e tossine è uno dei più potenti fattori di squilibrio del sistema immunitario.

La pelle come primario organo emuntore
La pelle è l'organo emuntore più efficiente e rapido nell'eliminazione di tossine, veleni o allergeni verso i quali mostriamo sensibilità. L'azione dell'istamina già spiega molto bene la preziosa azione della pelle nell'espulsione degli allergeni in eccesso: quando la mastcellula libera istamina, viene indotta vasocostrizione nei tessuti interni e vasodilatazione (con conseguente allentamento delle giunzioni cellulari) nei tessuti più esterni. Questa azione ha il significato di "spremere" sangue e liquidi dall'interno verso l'esterno (ecco gli arrossamenti, i pruriti, le orticarie e le bolle) allo scopo di espellere le sostanze che ci disturbano, siano esse derivanti dal nostro cibo di scadente qualità o da una personale ipersensibilità dovuta alla nostra storia alimentare (ricordiamoci che le "food sensitivities" si costruiscono, non nascono dal nulla).
La prassi clinica comune (che segue spesso l'interesse delle aziende: tutti malati e tutti "curati" con farmaci che non guariscono ma cronicizzano), si basa sulla soppressione del sintomo e mai su una prospettiva di guarigione. In prima battuta, per contrastare una dermatite, vengono usati gli antistaminici, che - come dice il nome - bloccano l'azione dell'istamina: un po' come zittire l'allarme, perché ci infastidisce, quando abbiamo i ladri in casa. In tal modo le sostanze nocive non hanno più modo di essere espulse, e rimangono ad intossicarci. Ma agli occhi del paziente superficiale il medico ha fatto un buon lavoro, perché l'espulsione è scomparsa. Dopo qualche tempo, ovviamente, il problema si ripresenterà, e quando l'antistaminico (oltre a regalarci i suoi meravigliosi effetti collaterali: stordimento, confusione, letargia) smetterà di funzionare, si passerà a farmaci a base di cortisone, da ingerire o spalmare che, bloccando l'azione del sistema immunitario (e quindi esponendoci a infezioni, cancro e altre patologie) impediranno ancora lo sviluppo di pustole o bolle. Dopo qualche tempo dall'inizio del trattamento, che dovrà essere probabilmente prolungato, le pustole spariranno, con ingenua gioia del paziente ("proprio bravo, quel medico!"). Ma le tossine e gli allergeni che provocavano la patologia dermatologica dove sono finiti?

Pulire e disintossicare per guarire
Qualunque padrona di casa licenzierebbe in tronco una colf che nascondesse la polvere sotto i tappeti o che, pulendo una stanza, buttasse i rifiuti in un'altra. Ma lo spezzettamento in mille specialità della nostra povera medicina attuale fa sì che oggi il dermatologo, una volta spostato il problema in un'altra "stanza", possa dirsi soddisfatto e dedicarsi ad altri pazienti. Le patologie autoimmuni successive alla soppressione del tentativo di pulizia messo in atto dal nostro organismo, saranno problemi di altri. Tanto lavoro per tutti e tanti bei farmaci da vendere, così tutti contenti. Tranne il paziente. Ma è possibile ragionare secondo un diverso paradigma che cerchi la guarigione e che quindi cerchi di assecondare, invece che sopprimere, il tentativo di autoriparazione? Questo paradigma esiste e si chiama medicina di segnale.

Cos'è uno squilibrio degli ormoni sessuali
L'altra importante componente dell'HS è uno squilibrio generico degli ormoni sessuali del paziente. Talvolta questo squilibrio emerge dagli esami del sangue (valori alterati di prolattina, testosterone, estradiolo, DHEA, FSH, LH), oppure è visibile nell'aspetto fisico (irsutismo o androginismo nelle femmine, ginecomastia o forma ginoide nei maschi) o nei comportamenti sociali. Come queste alterazioni si interfaccino con gli aspetti della patologia ancora non è noto, ma certo il fatto che l'attacco autoimmune scelga con cura di scatenare i propri autoanticorpi specificamente sulle ghiandole apocrine a funzione sessuale, la dice lunga su questa connessione e ci fa capire come la graduale correzione delle alterazioni ormonali (da noi perseguita attraverso l'adozione di un'alimentazione è uno stile di vita riequilibranti) possa avere una forte valenza di guarigione.
I valori ormonali alterati, inoltre, possono essere un indice di controllo utile per monitorare il miglioramento generale della condizione. Si ricordi però che in alcuni casi gli esami si presentano in ordine, pur avendo il paziente un aspetto ormonalmente disturbato. Ciò significa o che gli ormoni coinvolti sono altri rispetto a quelli valutati, oppure che l'alterazione si presenta in diverse ore del giorno rispetto all'orario di rilevazione o riguarda sistemi di trasporto, recettori o altre vie legate a quegli ormoni. Sarà in quel caso il miglioramento visivo o sintomatico a farci da guida. Si ricordi anche come uno squilibrio glicemico protratto (come nella policistosi ovarica), una forte carenza nutrizionale (come nell'anoressia) o un alto livello infiammatorio cronico (come nell'endometriosi) possano comportare frequentemente alterazioni negli ormoni sessuali. La correzione di questi fattori anche nell'HS diventerà dunque primaria, e la via principale per il ripristino dei corretti segnali ormonali non può che passare da un riequilibrio dei segnali ipotalamici, che la medicina di segnale persegue attraverso modifiche importanti alle abitudini alimentari e allo stile di vita (movimento fisico).

Intossicazione, lieviti e nichel (fumo)
Uno dei mezzi da noi utilizzati per ridurre il livello infiammatorio cronico dell'organismo è il controllo delle "food sensitivities". Un tempo si usavano dei test non convenzionali sul sangue o chinesiologici per aiutare l'identificazione degli alimenti verso i quali il paziente, pur non essendo allergico, mostrava maggiore sensibilità. Oggi, dopo la piena approvazione da parte della comunità scientifica (Sampson 2004, Finkelmann 2007) del concetto di "sensitivity", si tende a lavorare prevalentemente sul dato anamnestico. L'intervista alimentare, infatti, se ben condotta, fornisce tutte le informazioni necessarie ad impostare una intelligente rotazione antinfiammatoria e disintossicante.
Un dato clinico che emerge con frequenza dai casi finora trattati riguarda la sensibilità dei pazienti HS verso i cibi fermentati e verso quelli contenenti nichel. Anche latte e latticini sono frequentemente oggetto di sensitivity. In pratica, dopo un'attenta anamnesi individuale, viene impostata una dieta di rotazione che riduce fortemente il consumo degli alimenti verso i quali si è più sensibili. Nel caso del nichel si riduce il consumo di cacao, mais, kiwi, pomodori, lenticchie, spinaci, semi oleosi tostati, oli e grassi idrogenati, e va evitato come la peste il fumo di sigaretta, sia per l'alto contenuto in nichel del tabacco che per l'effetto intossicante dei residui tossici del fumo stesso. Curiosamente moltissimi tra coloro che hanno i sintomi dell'HS fumano, e non poco. Smettere di fumare, per il paziente HS che voglia uscire dalla dipendenza da farmaci, è una priorità assoluta.
Il gruppo alimentare dei fermentati invece comprende tutti i prodotti da forno (pane, biscotti, torte, grissini, cracker), tutti gli zuccheri fermentati (vino, birra, liquori, aceto, crauti, sottaceti, miele) e tutti i latti fermentati (yogurt, formaggi) già peraltro compresi nel gruppo dei latticini. Queste rotazioni vanno naturalmente poi inserite in una dieta sana ed equilibrata come la DietaGIFT (priva quindi di zuccheri raffinati, farine raffinate e prodotti industriali) per la sua alta valenza disintossicante e riattivante del metabolismo.
Altre modalità disintossicanti naturali, come l'agopuntura, la pulizia epatica, l'uso di infusi ad effetto diuretico, il massaggio profondo, esercizi di respirazione ecc. possono utilmente accompagnare il percorso di pulizia generale che porti ad una stabile remissione sintomatica.

La pillola: un problema sottovalutato
Un problema importante che può alterare il processo di riequilibrio in atto (e che in qualche caso può essere anche stata una delle cause scatenanti) è l'assunzione della pillola estroprogestinica. Non mi stancherò mai di dire a tutti i miei pazienti, quale che sia la loro condizione morbosa, quanto la "pillola" possa essere profondamente squilibrante.
La "missione biologica" dell'organismo umano è senza alcun dubbio la riproduzione. Tutti i nostri assi ormonali (tiroide, surrene, osteomuscolare, immunitario..) sono tesi a quell'obiettivo che la nostra evoluzione ha posto come vincolante. O funziona o siamo fuori dal gioco. Capire quanto possa essere nocivo per un organismo bloccare chimicamente un ciclo naturale che è visto da ogni parte del nostro organismo come vitale e centrale, è un passo culturale importante. Eppure ancora molte persone pensano ingenuamente che la pillola "riequilibri il ciclo", "metta a posto l'acne", "renda meno dolorose e meno abbondanti le mestruazioni". Chi ragioni in questo modo dimentica il fatto che il ciclo non è "normalizzato" o "regolato" ma semplicemente cancellato. L'ovulazione scompare, e con essa scompare la possibilità di riprodursi dell'intero organismo, che non starà con le mani in mano a guardare, ma reagirà con vigore a questo grave danno centrale. Molto meno grave sarebbe, da un punto di vista evolutivo, tagliarci una gamba. Il taglio della "gamba ovulatoria" manda nel panico tutti gli assi ormonali di controllo di quella funzione, generando reazioni incontrollate. Una di queste, forse nemmeno la più grave, può essere la chiusura delle ghiandole apocrine dell'HS, ormai inutili visto che il loro scopo era quello di favorire e accompagnare l'atto sessuale a scopo riproduttivo. No ovulo, no party.

Analgesici ed effetti collaterali
I pazienti HS, essendo spesso soggetti a manifestazioni dolorose, sono poi abituati a fare largo uso di farmaci analgesici e antidolorifici, anche da banco, senza prescrizione alcuna. È un'abitudine assolutamente deleteria, purtroppo stimolata da pubblicità televisive ossessive che spingono a fare un uso continuo di antidolorifici per il più piccolo disagio. È un problema profondo, prima di tutto culturale e di civiltà. Come dice saggiamente Ivan Illich sul suo datato ma ancora attualissimo "Nemesi medica", la medicina attuale ci ha totalmente privato dell'esperienza del dolore e della morte che ormai - prive di ogni dignità - sono state interamente demandate a farmaci e a figure in camice bianco pagate per svolgere professionalmente il ruolo di sacerdoti di una totale spersonalizzazione. Col risultato di morire comunque soli e abbandonati. Ora è evidente che chi prova dolore non sia nello spirito di discutere di filosofia, come è anche evidente che cercare di alleviare in modo ragionevole un momento di sofferenza sia giusto e naturale. Ma se ad ogni minimo mal di testa (magari di origine digestiva, muscolo tensiva, ansiosa..) siamo abituati a cacciare in gola un aulin, una tachipirina, due cibalgine e tre oki, cosa mai faremo quando una pustola inguinale ci impedirà di camminare? E soprattutto, come hanno fatto i nostri nonni 50 anni fa, quando tutte queste meraviglie chimiche non esistevano? Eppure sono sopravvissuti.
L'uso continuativo di analgesici genera due gravi ordini di problemi. Da un lato produce effetti collaterali "anche gravi" (come recitano in pochi millisecondi le pubblicità televisive per obbligo di legge), che vanno dall'ulcera gastrica all'intossicazione epatica, fino agli attacchi cardiaci. Dall'altro ci consentono di lavorare, studiare, fare sport anche quando il nostro corpo ci aveva mandato un chiaro segnale di stop. E questo, ignorando le reali cause del problema, può farle aggravare o cronicizzare in breve tempo (se ad esempio ho un tendine danneggiato che, giustamente, duole per autoproteggersi, ed io ci cammino sopra grazie ad un analgesico, potrò romperlo, esponendomi ad un danno molto più grave).
Un paziente HS deve fare un passo indietro importante e, con tutte le cautele del caso e la necessaria gradualità, abituarsi a non fare uso di antidolorifici di vario genere (FANS, cortisonici, oppiacei, cox2 inibitori) se vuole perseguire la via di guarigione che passa da una corretta disintossicazione. Il medico saprà consigliare caso per caso la gradualità di questa "uscita" nel rispetto delle situazioni individuali e con l'aiuto di rimedi naturali che non siano soppressivi della realtà biologica sottostante.

Microbiota ed equilibrio intestinale
Infine un argomento fondamentale che non può essere ulteriormente ignorato (e lo è stato colpevolmente per anni) ê quello della salute intestinale. Studi scientifici recenti e molto qualificati documentano come un'alterazione del microbiota intestinale dovuta ad assunzioni ripetute di antibiotici aumenti fino a tre volte il rischio di asma, di patologie allergiche, di malattie autoimmuni. Diversi i meccanismi coinvolti, ma tra questi particolarmente importante pare la stimolazione di cellule T regolatrici (T-reg) da parte dei microbi intestinali stessi, che contribuirebbe a tenere controllate le reazioni del sistema immunitario.
Se si pensa che il paziente HS è sottoposto continuamente a trattamenti antibiotici ad ampio spettro, talvolta senza che venga neppure suggerito l'uso contestuale di fermenti, risulta evidente quanto profondo possa essere lo squilibrio indotto nel tempo nell'ecosistema intestinale.
La via del riequilibrio, sia attraverso il divieto d'uso di antibiotici (salvo siano strettamente indispensabili), sia attraverso il ripristino della flora batterica simbiotica naturale con probiotici (fermenti) e prebiotici (alimenti ricchi di fibra insolubile), diventa una strada obbligata, senza la quale un possibile aggravamento è sempre dietro l'angolo.

In sintesi
L'approccio integrato secondo i principi base della medicina di segnale, da me proposto e clinicamente utilizzato nei casi sottoposti alla mia attenzione, ha riguardato una profonda revisione delle abitudini alimentari del paziente in senso antinfiammatorio, una riduzione o eliminazione della maggior parte dei farmaci in uso, il ripristino del naturale ecosistema intestinale, il riequilibrio degli assi ormonali sessuali, e un profondo lavoro di detossificazione epatica e renale. Un approccio di questo genere - che non può mai dimenticare l'unicità e individualità di ogni persona - richiede elevata competenza da parte del medico ma anche, contestualmente, una grande forza di volontà di cambiamento da parte del paziente.
Sappiamo che le abitudini sono dure a morire e possono vanificare molti sforzi. Ma la soddisfazione nel vedere il proprio corpo ricominciare a vivere, senza più le soppressioni farmacologiche in essere, sarà di gran lunga maggiore rispetto al temporaneo sollievo di una cura sintomatica. Chi cerca una scorciatoia farmacologica o una via breve e indolore per attenuare i sintomi della malattia dovrá rivolgersi altrove. Chi è disposto invece a mettersi in gioco per cercare una guarigione profonda e duratura troverà nei medici di segnale un appoggio costante per superare ogni difficoltà. La guarigione, in quel caso, non sarà solo una scomparsa dei sintomi, ma sarà il segno di un momento importante di crescita personale e culturale che ci insegni ad amarci e rispettarci un po' di più.